sabato, 02 agosto 2008

rosa20giallasx8Attimi, la sera precedente che non torna,

il museo della ceramica e il lago di Telese

telefoni a Gabriella e in quell’essere

interanmati con i vasi etruschi di Paestum e

 

e in quella feritoia tra la bocca di lei

che dà parole esatte e viene

come amniotica acqua dal telefono

squadernata vita pari a Poesie in forma

di rosa sul letto di ospite aperto a caso e

 

nella casa dell’arancio respirare la stessa

aria di Fabiola con le bimbe non volte

e amate

 

siamo nel 1984 l’azzurro ferro di un pullman

per un appuntamento

Fabiola e la 126 Fiat rossa del suo vanto.

 

la gioia ritrovata nella fotografia

del tempo e Fabiola  il lago il senso la forma

la città a salire.

 

 

 

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categoria:poesie
venerdì, 01 agosto 2008

Rossella Luongo – La fata e il poeta

Fermenti – Roma -  2007 – pagg. 95  - €  10,00

 

 

 

         Rossella Luongo  è nata nel 1971 ad Avellino dove vive e lavora; il testo, che prendiamo in considerazione in questa sede, è la sua prima pubblicazione. La raccolta è scandita in undici sezioni e, anche per questo, si può considerare composita a livello architettonico. La scrittura di Rossella Luongo presenta la costante di una poetica caratterizzata da una grazia costante che sottende, però un forte tormento; si può parlare di una leggerezza scrittoria, per le poesie dell’autrice, pur essendo le sue poesie icastiche e veloci, scattanti, di solito verticali. C’e da mettere in rilievo che tutte le poesie dell’autrice hanno un titolo. Il punto di partenza da cui parte il discorso della poeta, è il microcosmo geografico dove essa vive e cioè Avellino con la sua campagna; infatti, non a caso ci sono in questa poesia molti elementi naturalistici, sia vegetali che animali, che entrano in scena. Da qui nasce il paesaggio interore dell’ autrice che si esprime attraverso versi sinuosi e rarefatti, inoltre R. L. usa talvolta la rima, ottenendo effetti sorprendenti  La poetica di Rossella Luongo si può considerare come una tranquilla riflessione che non conosce tragedie e il ritmo del suo versificare è sincopato, la forma è elegante e c’è un tono di sospensione: da notare il fatto saliente che tutte le poesie hanno un titolo. C’è in questa autrice una leggerezza scrittoria e il ritmo è anche ben calibrato e incalzante. Il tono di questa poesia è lirico ed elegiaco, cosa molto rara nella poesia italiana contemporanea e, a volte,  è caratterizzato da una sensualità che può fare avvicinare, seppure alla lontana, la poetessa a Neruda. Attraverso il versificare il dolore, la ferita originaria della poesia si dissolve. Quindi l’io poetante si effonde in una tranquilla riflessione, con un timbro lirico ed elegiaco.. C’è da notare che uno dei fattori caratterizzanti di questa poesia è una trattenuta ironia e che il linguaggio è duttile e colloquiale.

 

         C’è  un universo domestico che è la costellazione di questo testo, un universo che dà fiducia, nella parola e nella vita intrinsecamente legate l’una all’altra e, c’è da notare che attraverso la sua peculiare poetica viene raggiunta una vittoria sul nulla e  sulla morte. C’è, come nella poesia lirica ed elegiaca, in genere, una forte presenza della natura, sotto forma di piante e animali e anche attraverso il lago, che viene detto e che dà pace alla scrittrice e all’autore che lo legge. La base metrica è quella dell’endecasillabo spezzato è c’è grazia in questo versificare, tramite il giusto tono. C’è una forte tensione e sospensione nelle rarefazione delle immagini, immagini che esprimono, in modo sorgivo,  un universo limpido e incontaminato, inoltre si incontra un  tu  al quale l’autrice si rivolge e che, presumibilmente, è quello dell’amato. Tra quotidianità e natura il passo è breve e, anzi, pare che i due termini  si sovrappongano o si fondano quasi per una valenza vagamente magica che non manca in questa poesia.

 

         Rossella Luongo è campana, ma non di Napoli, di Avellino, e questo spiega la sua predilezione e la sua possibilità d’ispirare serenità attraverso il suo luogo di appartenenza: se fosse nata a Napoli e vivesse a Napoli, la sua poesia sarebbe sicuramente differente (non a caso per certi versi La fata e il poeta può  considerarsi affine alla poesia di Domenico Cipriano, poeta residente nella provincia di Avellino): c’è in Rossella Luongo una vena felice che sottende inquietudine e malinconia. Le immagini che ci presenta l’autrice sono dolci e sensuali e si esprimono tramite un versificare che procede per accumulo. R. L. indirizza lo sguardo sulle cose in una contemplazione pacata, che effonde sapori e colori di un microcosmo iridato. Come davanti a un visore, che si accende con l’aprirsi degli occhi, appena la poetessa si sveglia, si vede il lento e tranquillo fluire della vita della provincia con i suoi ritmi pacati e rarefatti e tutto questo si trasfigura e diviene  parola in una scrittura carnale e spirituale insieme.

 

         L’autrice riesce a dare valore ed immagine al dinamismo che stanzia nel cuore stesso della materia, mostrando il sentimento tangibile della tensione come ritmo, il divenire melodico del lessico, l’ostinata riproposizione  della rima in senso giocoso e didascalico:”Ti vedo solo oggi/ in questi primi raggi/ nel campo di grano/ in cui s’inchina il melagrano/ gonfio di lagrime e sorrisi/ contorte storie in crisi…/”. Con tono pacato ma icastico, Rossella Luongo trova la sua vena felice in questi versi, che scorrono pari ad un fiume cristallino iridandosi sulla pagina in un domestico esercizio di conoscenza. La fata e il poeta è un atto unico diviso in undici sezioni e novantacinque monologhi da esibire nello spazio pubblico della scrittura che diviene spazio scenico, non per immagini commemorative o apologetiche, piuttosto per intrecci contrappuntistici, lungo  linee di viaggi immaginari. La fata e il poeta divengono un'unica cosa: la grazia della fata e il poeta si fondono e dalla bacchetta magica, fluiscono, magicamente i versi. Rossella Luongo appartiene all’antica famiglia degli artigiani del verso: si avverte nella sua scrittura il lavorio della lima, il rifacimento, l’ossessione variantiva, affinchè la materia trattata risulti veramente trasformata in un’orchestrazione credibile di rapporti poetici.

 

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venerdì, 01 agosto 2008

Nel meriggio annegando nella luce pesco

bianca come una tenda

tendo al canto di volatili

tra pesche degli alberi d’aprile.

Vorrei una rosa dei frutti nelle tasche

tingermi a farmi un vestito di tramonto

e le guance sul viale della ragazza

siano le melarance per dissetarmi,

intraviste le sue lunazioni

dal vetro di occhi verdi

tra i capelli corvini

pari a finestre aperte sulla città

che disseta.

Vanno per i muri calcinati

per altri luoghi di Napoli

in questo viale senza mendicanti

dalle mani cave alle loro mani.

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categoria:poesie
domenica, 20 luglio 2008

 

Nessuna nave può pettinare il marePierpaolo_Pasolini_2[1]

tinta delfino dietro la pagina

mattinalle acqua salata del nuotare

e invece di un esistere nuotando

vita di fragola, Pierpaolo, poesia in forma

di giglio se il peccato

non commetti s'inarca sul dorso e mi

possiede la ragazza tradente

diversa dal mirti e gli 'eucalipto.

Pierpaolo non togliere l'alone

la foto con tua madre non tradita

sen non con i burini di borgata

Poi Salò poi la fine a Ostia

in quel rischiare che tanto a diffeenziarsi

da mia vita vivida.

Siamo nel 1984 in una 127 bianca

tu ed io, Pierpaolo regista e il fondo

sul corriere. Mi dici: non avere paura di me!!!!!

I gabbiani gridano Attenzione!!!!!!

 

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categoria:poesie
venerdì, 21 dicembre 2007

Sulle alberate disadorne anelaGiorni-d

lo sguardo occhi verdi dalla scrivania

al cielo: ciclico inverarsi di storie

di baci. Avanza fuoricampo fuoritempo

mitiga la sera  e l'abetaia un sorso

di gioia oltre le costellazione dei sanguati

sogni. Feritoia dove passo in te

e tu in me nel veloce lunghissimo

giocare: dice di platino la rondine:

attenzione \attenzione

desideri di erba verde sfibrato

ricompone il volume lo scriba

e tutto tace oltre l'oceano

se la terra inizia

e in men che non si dica

spicca il gabibiano sulla mano legge

una cesta di fortuna.

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categoria:poesie
martedì, 14 agosto 2007

fragoleUna linea di poesia mi chiedevi, un chiaro

incontro oltre la chiave della nebbia,

si apriva e continuava e stava nel freddo polare

di igloo-casa la giornata sottesa ai tuoi panni

lasciati in una telefonata marina

nell'azzurro subacque dei secoli dietro di noi e domani come giorno:

se avevamo fame tu sfamavi di parole la mia voce

con i salici dell'ironia, io ragazzo appoggiato alla tua

sigaretta donata nella bellezza della gola

in un bel luogo di liquido prato

 

 

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categoria:poesie
martedì, 14 agosto 2007
Buona FortunaFORTUNA6520post
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