Rossella Luongo – La fata e il poeta
Fermenti – Roma - 2007 – pagg. 95 - € 10,00
Rossella Luongo è nata nel 1971 ad Avellino dove vive e lavora; il testo, che prendiamo in considerazione in questa sede, è la sua prima pubblicazione. La raccolta è scandita in undici sezioni e, anche per questo, si può considerare composita a livello architettonico. La scrittura di Rossella Luongo presenta la costante di una poetica caratterizzata da una grazia costante che sottende, però un forte tormento; si può parlare di una leggerezza scrittoria, per le poesie dell’autrice, pur essendo le sue poesie icastiche e veloci, scattanti, di solito verticali. C’e da mettere in rilievo che tutte le poesie dell’autrice hanno un titolo. Il punto di partenza da cui parte il discorso della poeta, è il microcosmo geografico dove essa vive e cioè Avellino con la sua campagna; infatti, non a caso ci sono in questa poesia molti elementi naturalistici, sia vegetali che animali, che entrano in scena. Da qui nasce il paesaggio interore dell’ autrice che si esprime attraverso versi sinuosi e rarefatti, inoltre R. L. usa talvolta la rima, ottenendo effetti sorprendenti La poetica di Rossella Luongo si può considerare come una tranquilla riflessione che non conosce tragedie e il ritmo del suo versificare è sincopato, la forma è elegante e c’è un tono di sospensione: da notare il fatto saliente che tutte le poesie hanno un titolo. C’è in questa autrice una leggerezza scrittoria e il ritmo è anche ben calibrato e incalzante. Il tono di questa poesia è lirico ed elegiaco, cosa molto rara nella poesia italiana contemporanea e, a volte, è caratterizzato da una sensualità che può fare avvicinare, seppure alla lontana, la poetessa a Neruda. Attraverso il versificare il dolore, la ferita originaria della poesia si dissolve. Quindi l’io poetante si effonde in una tranquilla riflessione, con un timbro lirico ed elegiaco.. C’è da notare che uno dei fattori caratterizzanti di questa poesia è una trattenuta ironia e che il linguaggio è duttile e colloquiale.
C’è un universo domestico che è la costellazione di questo testo, un universo che dà fiducia, nella parola e nella vita intrinsecamente legate l’una all’altra e, c’è da notare che attraverso la sua peculiare poetica viene raggiunta una vittoria sul nulla e sulla morte. C’è, come nella poesia lirica ed elegiaca, in genere, una forte presenza della natura, sotto forma di piante e animali e anche attraverso il lago, che viene detto e che dà pace alla scrittrice e all’autore che lo legge. La base metrica è quella dell’endecasillabo spezzato è c’è grazia in questo versificare, tramite il giusto tono. C’è una forte tensione e sospensione nelle rarefazione delle immagini, immagini che esprimono, in modo sorgivo, un universo limpido e incontaminato, inoltre si incontra un tu al quale l’autrice si rivolge e che, presumibilmente, è quello dell’amato. Tra quotidianità e natura il passo è breve e, anzi, pare che i due termini si sovrappongano o si fondano quasi per una valenza vagamente magica che non manca in questa poesia.
Rossella Luongo è campana, ma non di Napoli, di Avellino, e questo spiega la sua predilezione e la sua possibilità d’ispirare serenità attraverso il suo luogo di appartenenza: se fosse nata a Napoli e vivesse a Napoli, la sua poesia sarebbe sicuramente differente (non a caso per certi versi La fata e il poeta può considerarsi affine alla poesia di Domenico Cipriano, poeta residente nella provincia di Avellino): c’è in Rossella Luongo una vena felice che sottende inquietudine e malinconia. Le immagini che ci presenta l’autrice sono dolci e sensuali e si esprimono tramite un versificare che procede per accumulo. R. L. indirizza lo sguardo sulle cose in una contemplazione pacata, che effonde sapori e colori di un microcosmo iridato. Come davanti a un visore, che si accende con l’aprirsi degli occhi, appena la poetessa si sveglia, si vede il lento e tranquillo fluire della vita della provincia con i suoi ritmi pacati e rarefatti e tutto questo si trasfigura e diviene parola in una scrittura carnale e spirituale insieme.
L’autrice riesce a dare valore ed immagine al dinamismo che stanzia nel cuore stesso della materia, mostrando il sentimento tangibile della tensione come ritmo, il divenire melodico del lessico, l’ostinata riproposizione della rima in senso giocoso e didascalico:”Ti vedo solo oggi/ in questi primi raggi/ nel campo di grano/ in cui s’inchina il melagrano/ gonfio di lagrime e sorrisi/ contorte storie in crisi…/”. Con tono pacato ma icastico, Rossella Luongo trova la sua vena felice in questi versi, che scorrono pari ad un fiume cristallino iridandosi sulla pagina in un domestico esercizio di conoscenza. La fata e il poeta è un atto unico diviso in undici sezioni e novantacinque monologhi da esibire nello spazio pubblico della scrittura che diviene spazio scenico, non per immagini commemorative o apologetiche, piuttosto per intrecci contrappuntistici, lungo linee di viaggi immaginari. La fata e il poeta divengono un'unica cosa: la grazia della fata e il poeta si fondono e dalla bacchetta magica, fluiscono, magicamente i versi. Rossella Luongo appartiene all’antica famiglia degli artigiani del verso: si avverte nella sua scrittura il lavorio della lima, il rifacimento, l’ossessione variantiva, affinchè la materia trattata risulti veramente trasformata in un’orchestrazione credibile di rapporti poetici.